Lettere da Berlino, un film tratto da una storia vera

Il film “Lettere da Berlino” è stato una vera e propria rivelazione. L’ ho guardato poche settimane fa e devo dire che mi ha colpito nel profondo. Uno dei motivi è sicuramente la storia alla base, una vera e propria protesta verso il regime nazista attraverso il mezzo più potente di cui tutti disponiamo: la parola.

La trama del film Lettere da Berlino

Le vicende sono ambientate a Berlino nel 1940. Parigi è appena stata occupata dai soldati tedeschi e tutto sembra andare per il meglio per la Germania.

Anche Otto e Anna Quengel ne sono convinti fin quando una lettera della Wehrmacht non sconvolge definitivamente la loro vita. Il loro unico figlio è morto e non c’è cosa peggiore, per due genitori, di sopravvivere alla morte della loro stessa ragione di vita.

“Al führer ho donato mio figlio, cosa potevo dargli di più?”

Otto Quangel

La resistenza di Otto e Anna Quengel

Non si può rimanere fermi davanti a questa atrocità, il popolo deve sapere. Questo pensiero porta i due coniugi a dar vita alla loro personale protesta, fatta di guanti che ne garantiscono l’anonimato e cartoline.

“Un granello di sabbia negli ingranaggi non ferma una macchina ma, se una persona comincia a lanciare un pò più di sabbia, ecco che il motore inizia a perdere colpi. Nei miei sogni vedo tanta gente che lancia sabbia negli ingranaggi”

Otto Quangel

Avete capito bene: cartoline contro il regime nazista! Vengono poste in luoghi valutati come strategici e sono a disposizione della gente.

Il popolo ha finalmente la possibilità di prendere coscienza dell’orrore nazista e può addirittura unirsi per fermarlo.

“Madre, il Fuhrer ha ucciso mio figlio e ucciderà anche il tuo”

I messaggi delle cartoline antinaziste

Il ruolo della Gestapo nelle indagini

L’ Ispettore della Gestapo Escherich viene incaricato di trovare i colpevoli di una protesta che non può e non deve trovare spazio. Il regime non può subire minacce da nessuno, soprattutto dal suo stesso popolo. Il pensiero individuale non viene concepito, è troppo pericoloso e rischia di creare una nuova coscienza civile.

La protesta va avanti, come la guerra d’altronde. Tra violenza e bombardamenti, dopo ben 285 cartoline, è una tasca bucata a tradire Otto nel suo stesso posto di lavoro.

La delazione e il suo ruolo in un regime totalitario

La delazione consiste nel denunciare in gran segreto l’autore di un reato o di fornire tutti gli elementi perché venga identificato. Ci si aspetta sempre di essere segnalati da un collega o vicino di casa.

Questo è uno dei punti fondamentali che permettono a un regime di durare nel tempo. Era il pensiero individuale a dover essere contrastato, non si ammetteva che le persone sviluppassero coscienza di quello che succedeva. Si preferiva una società di massa.

Le segnalazioni portavano a condanne, talvolta senza prove certe e il clima di terrore ne garantiva la sopravvivenza.

La storia vera del film Lettere da Berlino

Per chi non lo sapesse, il film si basa sulla reale vicenda dei coniugi Otto ed Elise Hampel. La loro protesta avviene agli inizi della seconda guerra mondiale. Lui operaio, lei domestica e membro attivo della Lega delle donne nazionalsocialiste si sposano nel 1935.

Dal film

Non è il figlio ma bensì il fratello di Elise a morire durante la guerra. Le cartoline sono state messe in vari quartieri della città, soprattutto nella zona di Wedding in cui la coppia viveva.

Si voleva incentivare il popolo a smettere di collaborare con il regime e a risvegliare una coscienza civile forse mai esistita. Non si doveva prestare servizio militare e nemmeno finanziare le azioni della Germania nazista.

Film Lettere da Berlino, targa commemorativa
Targa commemorativa in Amsterdamer Straße 10 a Berlino, la via in cui abitavano i coniugi

Nel 1942 i due coniugi vengono arrestati e successivamente condannati per alto tradimento. Il loro destino non è stato clemente ma era prevedibile e i due coniugi erano perfettamente consapevoli del rischio della loro impresa. Nonostante questo hanno continuato la loro protesta, hanno dato voce ai loro pensieri.

L’ 8 aprile del 1943 furono decapitati con la ghigliottina: la loro storia è stata di ispirazione per Hans Fallada che ha scritto il libro “Ognuno muore solo”, narrando le vicende di Otto e Anna Quangel e della loro resistenza al regime nazista, dopo aver saputo della morte del figlio.

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Rebecca Depietri

Sono Becky, sempre pronta a partire nei weekend! Sono alla ricerca costante dell'insolito durante il viaggio e amo perdermi! Sono una sostenitrice del concetto che, la mappa, non sia sempre un "salvavita"! Sono una inguaribile romantica e sognatrice e cerco di vedere le sfumature in ogni cosa!

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