Anthropocene al Mast di Bologna

Come vi siete sentiti? Indifferenti? Arrabbiati? Tristi? Preoccupati? Questi saranno i dubbi che avrete dopo aver visto la mostra Anthropocene al Mast a Bologna.

Il sondaggio alla fine della mostra, che si è tenuta al Mast di Bologna, poco ha lasciato alla mia immaginazione. Bisognava rispondere e bisognava farlo mettendosi in gioco, pensando al nostro pianeta. Come potevo sentirmi dopo aver visto con i miei occhi quelle immagini?

La mia risposta è stata… arrabbiata.

L‘uomo è il principale responsabile del cambiamento climatico, della deforestazione, dell’agricoltura intensiva volta a massimizzare il profitto, dell’urbanizzazione incontrollata. Alt, io appartengo alla razza umana. Possibile io sia così diversa da chi detiene le redini di questo mondo in termini economici? Possibile io non possa far nulla per cambiare la situazione? Devo dire che la mostra Anthropocene al Mast di Bologna mi ha fatto riflettere.

Queste sono state le domande che mi sono posta alla fine del percorso e penso che ognuno di noi debba vedere una mostra così. Mi direte che ci sono cose più interessanti da fare ma nulla potrà essere fatto, nessuna passione sviluppata, se il nostro pianeta cesserà di esistere.

ANTHROPOCENE, la mostra che ti farà riflettere al Mast di Bologna
Mast a Bologna, ingresso

Cosa ho visto alla mostra Anthropocene al Mast di Bologna

Durante la mostra ho imparato un sacco di cose e ve ne voglio dire alcune: Nel Borneo (Malesia) le foreste tropicali subiscono un massiccio disboscamento per la coltivazione dell’olio di palma. La vegetazione viene bruciata, le palme da olio danno i loro frutti e tutto questo processo si ripete, costantemente. Quanti nostri prodotti contengono l’olio di palma? Creme spalmabili al cioccolato, merendine confezionate, crostini, prodotti per la pulizia, carburante e tanto altro. Insomma, olio di palma come se piovesse.

disboscamento Malesia, altra testimonianza alla mostra Anthropocene al Mast a Bologna
Piantagione di palme da olio, Borneo, Malesia, 2016

Passiamo alla Spagna e al suo “Mare di plastica”: siamo a Ejido, situato nella comunità autonoma dell’Andalusia e caratterizzato dalla presenza massiccia di serre che “regalano” al paese il soprannome, per quanto spiacevole, di “Mare di plastica.”

Leggendo la descrizione, apprendo che Almeria – alla fine degli anni ’30 del secolo scorso- era una delle province più povere del paese e, col tempo, è diventata una delle più ricche della Spagna. La coltivazione di ortaggi freschi ha permesso a questa provincia di alimentare i mercati delle maggiori città europee e di incrementare la sua ricchezza.

La manodopera è costituita, per la maggior parte, da immigrati africani che sono costretti a lavorare in condizioni che la descrizione definisce disumane e la falda di acqua fossile Sorbas- Tabernas si sta quasi completamente esaurendo.

Tutto per una sana alimentazione o per un desiderio di profitto a discapito della salute della nostra amica Terra? Dovremmo iniziare, forse, a considerare i costi sia in termini ambientali che umani di questo tipo di attività.

Serre Spagna
Spagna, serre di El Ejido, 2010

La prossima foto di cui vi voglio parlare è stata scattata a Lagos, Nigeria: ve ne mostrerò un particolare che ho deciso di immortalare perchè era una foto di dimensioni consistenti che vi avrebbe portato a disperdere l’attenzione. Per realizzarla Burtynsky ha utilizzato un software digitale in grado di unire un centinaio di fotografie singole. La foto comunica un’urbanizzazione incontrollata a partire dagli anni ’70 e la popolazione è passata da da 1.4 milioni a oltre 20 milioni.

Incrocio al mercato di Mushin, Lagos, Nigeria, 2016. Una delle foto più belle alla mostra Anthropocene al  Mast di Bologna
Incrocio al mercato di Mushin, Lagos, Nigeria, 2016

Essendo Lagos in costante crescita dal punto di vista della popolazione, il governo nazionale ha deciso di realizzare “Eko Atlantic” che ospiterà un numero di persone più o meno pari a 250.000 su una striscia artificiale di terra collegata a Victoria Island: il progetto prevede la costruzione di un argine marino a protezione della penisola, argine con un elevato rischio di portare gli effetti delle tempeste a comunità adiacenti quali Makoko.

Lagos
Area di Sviluppo Eko Atlantic, Lagos, Nigeria, 2016

Durante la mostra una foto mi ha colpito particolarmente: la foto è ambientata in Russia e rappresenta una serie di tunnel scavati da talpe meccaniche per l’estrazione del carbonato di potassio. ( sono circa 3000 i km di gallerie sotterranee scavate, si parla di bioturbazione ossia l’attività umana di scavo su larga scala.) Questi motivi, dai colori psichedelici, si formano a causa delle impronte lasciate dalle talpe meccaniche in azione.

Miniera di potassa Uralkali alla mostra Anthropocene al Mast di Bologna
Miniera di potassa Uralkali, Berezniki, Russia, 2017

Passiamo a un argomento che tutti conoscono: la plastica. Se penso a quante cose sono contenute nella plastica, la mia testa inizia a fare una serie di ragionamenti per cercare di capire come ridurla. Un esempio è evitare di comprare piatti, bicchieri e posate in plastica che, sicuramente sono comodi ma sono anche inutili per lo più. Lo sapete che l’80% dell’inquinamento marino arriva dalla plastica?

Il Consiglio di Stato dell’Unione Europea ha approvato la legge che era stata proposta dal Parlamento per vietare ( a partire dal 2021) la vendita di alcuni prodotti di plastica usa e getta come posate, piatti da picnic e cannucce monouso. Grazie al cielo aggiungerei!

Discarica di Dandora, foto alla mostra Anthropocene al Mast a Bologna
Discarica di Dandora, riciclaggio della plastica, Nairobi, Kenya, 2016

Non voglio dilungarmi troppo, ho scritto tanto ma penso che per una mostra così non sia mai abbastanza. Passiamo alle informazioni pratiche. Vi lascio il sito ufficiale della mostra che si è tenuta al Mast di Bologna. Potrete guardare per una piacevole anteprima e per visionare alcune informazioni pratiche.

Per sapere come arrivare al Mast vi lascio le indicazioni qui. Fatemi sapere le vostre opinioni!

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Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Francesca

    Complimenti bellissimo articolo , mi ha fatto riflettere tanto e aprire gli occhi , c’è bisogno di più informazione , grazie di averlo condiviso la tua esperienza in questa mostra , non so se riuscirò a passarci ma ora sono curiosissima di vederla .

    1. Becky

      Grazie mille, la tematica ha una sua importanza e io ho provato a raccontare quello che ho sentito e visto. Mi sarei dilungata troppo se avessi parlato di tutte le foto che ho visto ma una breve descrizione mi sembrava doverosa!

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Rebecca Depietri

Sono Becky, sempre pronta a partire nei weekend! Sono alla ricerca costante dell'insolito durante il viaggio e amo perdermi! Sono una sostenitrice del concetto che, la mappa, non sia sempre un "salvavita"! Sono una inguaribile romantica e sognatrice e cerco di vedere le sfumature in ogni cosa!

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